Mappe di potere: le carte geografiche come strumenti di narrazione geopolitica
La storia delle carte geografiche è strettamente legata a quella della geopolitica. Fin dall'antichità, le civiltà hanno utilizzato le mappe per esplorare e conquistare nuovi territori. Basti pensare alle mappe del mondo antico, le quali rappresentavano sia le caratteristiche fisiche dei territori, sia le aspirazioni politiche e militari delle diverse potenze.
Per geopolitica si intende la scienza che studia l'influenza dei fattori geografici e culturali sulla politica e sulle relazioni tra gli Stati.
Essa fa la sua prima comparsa nel 1899. In questa prima fase, essa studia come la geografia venga utilizzata quale strumento di conquista da parte degli stati nazionali.
Quando il totalitarismo prende piede nel XX secolo, la geopolitica viene sfruttata come mezzo di comunicazione politica e di propaganda. Attraverso la realizzazione di mappe dalle diverse grandezze, dai confini manipolati e dai simboli fortemente connotati, i regimi trasmettono messaggi politici e ideologici.
Sempre in questo periodo, crescono le scuole e le teorie sull’uso della geopolitica come strumento capace di favorire le mire espansionistiche dei diversi stati.
Col dopoguerra, si assiste al declino e abbandono della geopolitica.
A partire dagli anni Ottanta, essa viene però riscoperta da alcuni studiosi italiani e francesi. Il teorico francese Yves Lacoste, il quale introduce una nuova prospettiva, criticando l’uso della geopolitica come strumento di espansione politica degli stati e promuovendo un approccio che si focalizza sull'azione politica dell'uomo all'interno di un determinato territorio.
Oggi, la geopolitica ha lo scopo di predire l'evoluzione politica ed economica di una realtà in un contesto globale e globalizzato.

Le carte geografiche sono ancora legate alla geopolitica e comprenderne l’impatto è fondamentale per analizzare le dinamiche politiche contemporanee.
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